Archive for giugno, 2014

All’attesa

giovedì, giugno 26th, 2014

Mentre aspetto, faccio avanti e indietro nella memoria.
(Quando ci siamo conosciuti, quando è successo, com’ero, com’eri, cosa non ricordo, cosa riaffiora.)
Come un leggero tumulto, sequenze di immagini impalpabili.
Mentre aspetto. Di toccarti.
Mentre desidero, adesso subito.

Nei libri dell’autonomia c’è scritto Impazienza.

E quel momento è stato così, è stato dopo.
Dopo un inizio che non c’è, dopo una miccia non accesa.

È esploso.

E il gesticolare è diventato Gesto, e il parlare è diventato Parola.
Che si scrive a pelle, che ha superato il limite, che non ha deciso di essere e già È.
«L’esistenza si mantiene, “per essenza”, sul limite indecidibile della propria decisione di esistere»

 

Non abbiamo indugiato sui bordi, ci siamo ri-trovati già dentro.
A toccarci, ad esplorarci, a scavalcare il limite.

Come si scavalca un cancello chiuso per una nuova occupazione, per entrare in un giardino selvaggio e abbandonato che da fuori forse avevamo intravisto.

E che desideravamo da sempre.

In ogni scavalco c’è un’abrasione, o la paura di ferirsi. Il corpo esita e desidera.
Mentre aspetta, il flusso quotidiano organizza gli affetti, sorveglia il passo.
E lo vede quel movimento impercettibile.

E capisce che è un passo di danza.

salsa-cuba

Appunti destituenti

mercoledì, giugno 18th, 2014

Chiamarsi fuori, disertare. Cercare il punto di fuga che attraversa la metropoli, riconoscerlo negli obiettivi, nella realizzazione di sé, nelle competizioni. E seguirlo.

Sentire la chiamata ammaliante dell’essere Qualcuno e scioperarla.
Diventare qualunque.

Wanted-For-Sabotage
Il carattere distruttivo non vede alcunché di duraturo. è proprio per questo scorge ovunque vie d'uscita.
Anche lì dove altri vanno a sbattere contro muri o montagne, lui intravede la sua via d' uscita. Tuttavia, proprio perché scorge ovunque una via d'uscita, deve anche sgomberarsi ovunque la strada.
Non sempre con la forza bruta, talora anche con raffinatezza.
E poiché scorge vie d'uscita ovunque, si trova sempre a un bivio:
Nessun attimo può sapere che cosa porterà il successivo, riduce l'esistenza in macerie non per amor delle macerie, ma della via di uscita che le attraversa.

Walter Benjamin

 

Per questo…
via i propri vestiti, su i black clothes che immergono nel nascondimento collettivo. Ogni fare opera comune procede da una decisione singolare che non appare nella luce dello Spettacolo, ovvero mostrando il proprio volto in quanto brand , ma assumendo in sé tutti i volti, tutti i gesti, tutti i flussi, tutti gli affetti che, insorgendo, si fanno presenza.
Distruttiva e creatrice, nello stesso momento.

Appunti per un’Ipazia degli affetti

mercoledì, giugno 11th, 2014

variazioni su Le comunità terribili 

femminile plurale

Nelle comunità terribili.
Ma anche nelle nostre fottute dinamiche.
Se nessuno ha il diritto – o riesce – a dire la verità sui rapporti umani, per le donne questo è doppiamente vero.
La donna che compie un atto di verità, che fa un uso pericoloso della lucidità per scardinare rapporti di potere e immaginari dominanti sarà immediatamente catalogata come isterica – o zavorra.

In ogni comunità terribile si fa esperienza dello stupefacente silenzio delle donne. La parola femminile de-cade, si avviluppa in se stessa, esiliata ed auto esclusa.
Una parola strana e inquietante, carnale.
A cui non viene chiesto di tacere – a volte anzi si lamenta il contrario – ma che pure pare desiderabile che lo faccia.

La parola femminile è rumore, fastidioso o anodino.
Dove non scatena diffidenze, taciute o manifeste, diffida di se stessa, cosa ancora peggiore.

L’umiliazione sistematica – il pregiudizio – è semplicemente un confine che si assottiglia, quello della follia in cui la nostra parola potrebbe darsi.

Siamo pazze, o rompicoglioni.
Salomè disturbate, cenerentole dal magma incandescente. incompatibili con l’inconscio atavico da maschio eteronormato. Irrigidito, infastidito.

Inorgoglito davanti a un’altra-forma-di-immaginario che ha voglia di toccare e mettere in discussione tutto.
Un’Ipazia dell’affettività e dei mai risolti rapporti tra uomini e donne.

Ancora oggi monosessuali, eterosessuali, antisessuali.

#Note di viaggio – Corridonia

domenica, giugno 8th, 2014

note di viaggio.
di notte su un divano di sciarada.

Luoghi: Ancona, Macerata, Corridonia, Rancia di Tolentino

Il treno che porta dalla romagna a sud è ricolmo. Di caldo, di desideri di mare stipati in piedi tra i vagoni.
Lo scambio di sguardi complice innesca la conversazione che arriva subito al sodo: il biglietto la prossima volta ce lo deve regalare trenitalia.

Ce lo deve regalare quel treno benedetto coi binari a due metri dalla spiaggia, che dalla riva dell’adriatico ad Ancona entra in un altro tempo, di freni bruciati, campagne e cemento misero, di paeselli in salita e di arditi.

Qui un altro pezzo di colline che abbiamo iniziato a vedere insieme, di quell’appenino tra rimini pesaro e urbino. 

Strade sempre troppo lunghe tra un borgo e l’altro, ma resistenze generose ad ogni fermata.

Il cibo è ogni volta abbondante: sughi alla spigola, agli asparagi e pomodorini, fajitas di pollo, falafel. Innaffiato con Varnelli, rigorosamente senza ghiaccio, dalla ricetta marchigiana del mistrà.
Le cucine si incontrano come i dialetti, tutti contagiosi. E nelle inflessioni di Corridonia tutti trasformano la B in V come a cuba.

La campagna odora di storie di provincia, indolenti e orgogliose. Gente tosta che si dà da fare.
Urgenza di riappropriarsi di nomi, narrazioni e immaginari collettivi, distorti o dimenticati. La Soms, società operaia di mutuo soccorso, che sull’insegna scrive “club” come fosse un pub. Corridoni e gli Arditi del popolo.

Scambi curiosi, metropoli e non metropoli che si incontrano. Nello scontro quotidiano non c’è differenza, nella radicalità è la metropoli invece a dare troppo per scontato.

Portare in giro micce di detonazione cittadine. Anche solo parlare del movimento nun te pago è dirompente.

Poi la notte.
Balli sotto le guglie di un castello, racconti dei deliri dell’oste della polveriera, feste popolari, varnelli, musica troppo tranquilla, solidarietà e sorrisi, ma pure disagio che rimane l’altro filo conduttore travalica regioni e province intrecciando complicità.

 

Retrouvez la définition de autonomie

martedì, giugno 3rd, 2014

degrado
Il solo modo di vivere la nostra vita è quello di essere assenti. Assentarsi dalle sue provocazioni, restare indifferenti ai suoi valori, lasciare i suoi stimoli senza risposta: questo è l’incubo permanente del dominio cibernetico, cosa a cui il potere risponde con la criminalizzazione di ogni comportamento di estraneità e rifiuto del capitale.

Autonomia allora significa diserzione: dalla famiglia, dall’ufficio, dalla scuola, dal ruolo maschile e femminile, da ogni tutela, da tutti quei merdosi rapporti ai quali ci crediamo obbligati. Diserzione senza fine.