All’attesa

Mentre aspetto, faccio avanti e indietro nella memoria.
(Quando ci siamo conosciuti, quando è successo, com’ero, com’eri, cosa non ricordo, cosa riaffiora.)
Come un leggero tumulto, sequenze di immagini impalpabili.
Mentre aspetto. Di toccarti.
Mentre desidero, adesso subito.

Nei libri dell’autonomia c’è scritto Impazienza.

E quel momento è stato così, è stato dopo.
Dopo un inizio che non c’è, dopo una miccia non accesa.

È esploso.

E il gesticolare è diventato Gesto, e il parlare è diventato Parola.
Che si scrive a pelle, che ha superato il limite, che non ha deciso di essere e già È.
«L’esistenza si mantiene, “per essenza”, sul limite indecidibile della propria decisione di esistere»

 

Non abbiamo indugiato sui bordi, ci siamo ri-trovati già dentro.
A toccarci, ad esplorarci, a scavalcare il limite.

Come si scavalca un cancello chiuso per una nuova occupazione, per entrare in un giardino selvaggio e abbandonato che da fuori forse avevamo intravisto.

E che desideravamo da sempre.

In ogni scavalco c’è un’abrasione, o la paura di ferirsi. Il corpo esita e desidera.
Mentre aspetta, il flusso quotidiano organizza gli affetti, sorveglia il passo.
E lo vede quel movimento impercettibile.

E capisce che è un passo di danza.

salsa-cuba

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