di Niente

Alle 22 e 11 del 7 novembre lei sentì questa cosa qua.
una fitta all’altezza della gola che voleva dire: ecco, vedi, in fondo non sei cambiata e questa è la mano che ti toglie il respiro fino quasi alla nausea; la saliva che non produci risale nei cunicoli oscuri e arriva come un torrente dietro agli occhi. E se non stai attenta, bella mia, posso stringere quel poco in più che basta per farti piangere.

di rabbia.
e di questa cosa fottutissima che è paura.

dillo, bugiarda, dillo che sei solo gelosa.
stai zitta.

Alle 22 e 14 con lo stomaco uscito da una scazzottata, i denti serrati, un pensiero lucidissimo attraversa la testa in piena burrasca:

come cazzo mi è venuto in mente di andare a leggere certe cose.

Alle 22 e 22 lei sentì che il peggio non era passato.
Ma almeno per questa volta, chiuse le pagine, scritte queste righe, era riuscita a fare come sempre.

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Finta.
di niente.

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