Le vent nous portera

Che faccio lo fermo, non lo fermo.

[Sabato sera, giardino all’aperto, centro storico.]

Lo fermo e glielo dico. Sì.
Che ci vuole, sta lì, ha finito, trovo un attimo, lo fermo e glielo dico.

Ma che gli dico.

Posso dirgli bello, bello.
E capirai.

Oppure gli dico senti ti saluta un amico in comune.
Ma magari l’ha visto ieri l’altro.
E capirai, mi risponde.

Ok non glielo dico, non lo fermo, non dico niente.
Chi l’ha detto che perché una cosa ci è piaciuta lo dobbiamo dire per forza.

E però.
Ho deciso.

Mi avvicino, vaga, non lo guardo. Lo guardo da lontano, ma poi mi avvicino e non guardo.
Se poi per caso i nostri sguardi si incontrano allora sono costretta.
E allora glielo dico.

Faccio come quella bionda là che lo sta salutando. Capirai, che ci vuole.
Ma io c’ho problemi con le bionde, con le persone e con le bionde.

Allora è deciso, mi avvicino.
Mi avvicino e mi nascondo.
Incollo la testa alla terra.
Non lo guardo, non lo so se mi guarda.

Peccato, non ci siamo incrociati lo sguardo. Vedi, era destino che non lo dovessi fermare.

Per dirgli cosa poi.
Capirai, magari manco se n’è accorto.
Manco s’è accorto di quel momento che – io non lo sapevo – stava quasi finendo.

Era sul palco, recitava, e si è alzato un vento. Solo un soffio, in una serata d’estate calda con l’aria ferma.
Si è alzato questo soffio e quasi gli stavano volando via tutti i fogli.

E lui ha continuato a recitare. E con un gesto della mano bello non ha fatto scappare i fogli. E ha sorriso. E io mi sono accorta che non c’era più niente da leggere. E poi il vento si è fermato ed era finito lo spettacolo.

Magari un’altra volta, se lo vedo, glielo dico.

valerio-aprea

Valerio Aprea – Momenti di trascurabile felicità

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