Archive for the ‘amour’ Category

di Niente

lunedì, novembre 7th, 2016

Alle 22 e 11 del 7 novembre lei sentì questa cosa qua.
una fitta all’altezza della gola che voleva dire: ecco, vedi, in fondo non sei cambiata e questa è la mano che ti toglie il respiro fino quasi alla nausea; la saliva che non produci risale nei cunicoli oscuri e arriva come un torrente dietro agli occhi. E se non stai attenta, bella mia, posso stringere quel poco in più che basta per farti piangere.

di rabbia.
e di questa cosa fottutissima che è paura.

dillo, bugiarda, dillo che sei solo gelosa.
stai zitta.

Alle 22 e 14 con lo stomaco uscito da una scazzottata, i denti serrati, un pensiero lucidissimo attraversa la testa in piena burrasca:

come cazzo mi è venuto in mente di andare a leggere certe cose.

Alle 22 e 22 lei sentì che il peggio non era passato.
Ma almeno per questa volta, chiuse le pagine, scritte queste righe, era riuscita a fare come sempre.

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Finta.
di niente.

Soledad

lunedì, gennaio 25th, 2016

Così davanti a loro due tu credi di poter capire.

“..y hagas lo que hagas, pase lo que pase, siempre te adorará.”

Davanti a loro due però, non capisci davvero. Nessuno può. Tu senti solo che c’è qualcosa.

“Questa cosa che sento, non so definirla chiaramente ma sembra importante,
la senti anche tu?”

Così davanti a loro due succede.

Che sulla guancia a un certo punto scivola una lacrima.
Che questa è fredda, sola e indisciplinata come te.
Che tutt’attorno c’è una marea di gente che non si accorge di niente.
Che pensi che il tempo di capire ha una velocità diversa dall’urgenza.

Dell’odio e dell’amore.

[Abbiamo costruito quattro pareti, appeso ai muri i sogni, lasciato fare la polvere negli angoli. Davanti a quella fotografia per me c’è tutto quello che non è:

soltanto una cucina, con due nomi ricamati sulle pareti.]

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Le vent nous portera

lunedì, luglio 27th, 2015

Che faccio lo fermo, non lo fermo.

[Sabato sera, giardino all’aperto, centro storico.]

Lo fermo e glielo dico. Sì.
Che ci vuole, sta lì, ha finito, trovo un attimo, lo fermo e glielo dico.

Ma che gli dico.

Posso dirgli bello, bello.
E capirai.

Oppure gli dico senti ti saluta un amico in comune.
Ma magari l’ha visto ieri l’altro.
E capirai, mi risponde.

Ok non glielo dico, non lo fermo, non dico niente.
Chi l’ha detto che perché una cosa ci è piaciuta lo dobbiamo dire per forza.

E però.
Ho deciso.

Mi avvicino, vaga, non lo guardo. Lo guardo da lontano, ma poi mi avvicino e non guardo.
Se poi per caso i nostri sguardi si incontrano allora sono costretta.
E allora glielo dico.

Faccio come quella bionda là che lo sta salutando. Capirai, che ci vuole.
Ma io c’ho problemi con le bionde, con le persone e con le bionde.

Allora è deciso, mi avvicino.
Mi avvicino e mi nascondo.
Incollo la testa alla terra.
Non lo guardo, non lo so se mi guarda.

Peccato, non ci siamo incrociati lo sguardo. Vedi, era destino che non lo dovessi fermare.

Per dirgli cosa poi.
Capirai, magari manco se n’è accorto.
Manco s’è accorto di quel momento che – io non lo sapevo – stava quasi finendo.

Era sul palco, recitava, e si è alzato un vento. Solo un soffio, in una serata d’estate calda con l’aria ferma.
Si è alzato questo soffio e quasi gli stavano volando via tutti i fogli.

E lui ha continuato a recitare. E con un gesto della mano bello non ha fatto scappare i fogli. E ha sorriso. E io mi sono accorta che non c’era più niente da leggere. E poi il vento si è fermato ed era finito lo spettacolo.

Magari un’altra volta, se lo vedo, glielo dico.

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Valerio Aprea – Momenti di trascurabile felicità

Dichiarazione d’amore

sabato, maggio 9th, 2015

tamo
Il fatto è che se vai al mare, c’è sempre un momento che dal mare devi tornare. E te lo scordi fino alla volta dopo. Invece se il mare lo abiti la sabbia ti rimane nelle scarpe tutto l’anno, e col mare ci fai tutto, e gli parli e lui si ricorda sempre di te, quando gli dormi accanto a bocca aperta sudata e quando gli cammini vicino senza parlare, con tutte le tue sciagure, i nervosi, gli amori.

Ceci n’est pas un mer

lunedì, gennaio 5th, 2015

ciao

Sans désir

sabato, gennaio 3rd, 2015

[…]

“Hai ragione, è scritto senza desiderio.”

 

pazienza

 

 (agli eventi, sempre più veloci dei nostri progetti e desideri)

Histoire de l’érotisme #1

sabato, agosto 16th, 2014

batailleBataille scopriva l’erotismo con Manet, con la tempesta nello sguardo di Olimpya, con il suo corpo, né addolcito né suggerito, pronto a sfidare chi lo osserva con la sua nudità, sfacciata e conturbante.

Oggi l’erotismo è qui, tra queste linee nude e queste curve.
Qui, dove la figlia degenere della Venere di Urbino sceglie e si sottrae al gesto estetico della provocazione, diserta l’ammiccamento e sceglie l’imperfezione […]

All’attesa

giovedì, giugno 26th, 2014

Mentre aspetto, faccio avanti e indietro nella memoria.
(Quando ci siamo conosciuti, quando è successo, com’ero, com’eri, cosa non ricordo, cosa riaffiora.)
Come un leggero tumulto, sequenze di immagini impalpabili.
Mentre aspetto. Di toccarti.
Mentre desidero, adesso subito.

Nei libri dell’autonomia c’è scritto Impazienza.

E quel momento è stato così, è stato dopo.
Dopo un inizio che non c’è, dopo una miccia non accesa.

È esploso.

E il gesticolare è diventato Gesto, e il parlare è diventato Parola.
Che si scrive a pelle, che ha superato il limite, che non ha deciso di essere e già È.
«L’esistenza si mantiene, “per essenza”, sul limite indecidibile della propria decisione di esistere»

 

Non abbiamo indugiato sui bordi, ci siamo ri-trovati già dentro.
A toccarci, ad esplorarci, a scavalcare il limite.

Come si scavalca un cancello chiuso per una nuova occupazione, per entrare in un giardino selvaggio e abbandonato che da fuori forse avevamo intravisto.

E che desideravamo da sempre.

In ogni scavalco c’è un’abrasione, o la paura di ferirsi. Il corpo esita e desidera.
Mentre aspetta, il flusso quotidiano organizza gli affetti, sorveglia il passo.
E lo vede quel movimento impercettibile.

E capisce che è un passo di danza.

salsa-cuba